ARCHIVIO STORICO CABARET ITALIANO

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Mostra: La vera storia del cabaret

A cura di Flavio Oreglio

C’è una storia che attraversa la cultura dalla fine dell’ottocento a oggi, è una storia fatta di parole, poesia, musica, canzoni.
E’ una storia gloriosa e grandiosa, colta e popolare.
E’ una storia di grandi personaggi e di illustri sconosciuti.
E’ una storia di satira, di controcultura, di anticonformismo,  di avanguardie, di sberleffo al potere, fatta da artisti che hanno o hanno avuto il coraggio di portare la propria visione del mondo sui palchi di locali o teatri.
In Italia hanno i nomi di Petrolini, Franca Valeri, Dario Fo, Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, I Gufi per citarne alcuni.
Poi è arrivata la tv e tutto è cambiato, ma quella è un’altra storia … questa è LA VERA STORIA DEL CABARET.

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La mostra “La vera storia del cabaret” è allestita utilizzando i materiali dell’Archivio Storico del Cabaret Italiano che si è insediato sul territorio di Peschiera Borromeo grazie al sodalizio tra l’Associazione Centro Studi Musicomedians  (titolare del progetto) e l’Amministrazione Comunale della Città.

Si sviluppa attraverso due percorsi didattici ed espositivi:

Il primo percorso racconta la nascita del Cabaret, a partire dalla costituzione dello Chat Noir a Parigi per opera del pittore Rodolphe Salis che in collaborazione con Emile Goudeau e il gruppo di poeti-performer “Les Hydropathes” cui si unirà Aristide Bruant, dà vita al primo cabaret artistique,

Da li il modello si trasferisce in tutta Europa: Spagna, Svizzera (Cabaret Voltaire), Germania e Russia. In Italia il Futurismo non coglie fino in fondo l’opportunità che si offre, complice anche l’avvento del fascismo.

Il secondo percorso racconta quello che succede in Italia dal secondo dopoguerra in poi e narra le vicende del cabaret (che finalmente si stabilisce in pianta stabile sul suolo italico a Milano) fino ai primi anni ’70.

Dai primi vagiti del Teatro dei Gobbi a Roma, del trio Fo-Durano-Parenti al Piccolo Teatro a Milano e della “Borsa di Arlecchino” a Genova, passando per lo sviluppo tutto milanese che parte dal Santa Tecla, passa dall’Oca d’Oro e dall’atelier “La Muffola”, approda all’Intra’s Derby Club (che poi diventerà semplicemente “Derby Club”) e si amplifica dal 1964 con il “Nebbia Club”, il “Cab 64” e il “Lanternin” dei Gufi.

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La mostra é disponibile a richiesta.

www.archiviocabaret.it