FLAVIO OREGLIO proposta spettacoli

Il Cabaret perduto

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di e con Flavio Oreglio

con la collaborazione e i materiali dell’Archivio Storico del Cabaret Italiano

ARCHIVIO STORICO CABARET ITALIANO

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Il cabaret è scomparso. Uno strano insieme di generi, come varietà, avanspettacolo, animazione da villaggio e burlesque,  ne ha usurpato il posto e il nome. Flavio Oreglio ha indagato per ritrovarlo, intraprendendo un lungo viaggio nel passato alla ricerca di indizi illuminanti per dare vita a una vera e propria Restaurazione.

Si scopre così una storia che attraversa la cultura, dalla fine dell’ottocento a oggi; un continuum culturale glorioso e grandioso, colto e popolare al tempo stesso, che unisce grandi personaggi a illustri sconosciuti, parlando di satira, controcultura, anticonformismo, avanguardie, e sberleffo al potere. E’ una storia fatta di parole, poesia, musica, disegni e canzoni, scritta da artisti che hanno avuto il coraggio di portare la propria visione del mondo sui palchi di locali o teatri. In Italia hanno i nomi di Petrolini, De Angelis, Cecchelin, Franca Valeri, Dario Fo, Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, Nanni Svampa e I Gufi … solo per citarne alcuni.

Attraverso la videoproiezione dei materiali originali (foto, documenti, articoli, manifesti, copioni)  , frutto della ricerca dell’Archivio Storico del Cabaret Italiano, e la riproposta live di performance che hanno caratterizzato le fasi salienti di questo percorso culturale, lo spettacolo ripercorre la nascita del Cabaret a Parigi nel 1881 fino all’esplosione del fenomeno in Italia negli anni ’60.

Durata 90 minuti circa. Tempo unico.

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Anima popolare

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di e con Flavio Oreglio

Stefano Faravelli (piffero, flauti, cornamuse, voci)
Matteo Burrone (fisarmonica , voce)
Daniele Bicego (cornamuse, sax soprano, cornetta, bouzouki, voce)
Giacomo Lampugnani (basso)
Cristiano Giovanetti (batteria)

La musica popolare è custode della cultura e della tradizione di un popolo, tanto da rappresentarne l’anima.

Con lo spettacolo Anima popolare, Flavio Oreglio riscopre la vitalità della musica e delle tradizioni popolari, inserite in un contesto narrativo attuale e divertente.

anima popolare

Parole e Musica

anima popolare

Parole e Musica

anima popolare

Parole e Musica

anima popolare

Parole e Musica

anima popolare

Parole e Musica

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Il sound folk degli Staffora Bluzer crea il tessuto sonoro sul quale s’innestano parole che raccontano storie popolari, giocano tra satira e divertissement, riscoprendo a tratti la poesia dei momenti quotidiani e perpetuando quella “via ludica all’impegno” cui Oreglio ci ha abituati da trent’anni a questa parte.

L’ascolto di alcune delle più significative canzoni della tradizione popolare degli ultimi centocinquant’anni ci fa riscoprire la loro straordinaria attualità, la “classicità” della stessa tradizione musicale ha sicuramente ancora molto da dire. Musica paradossalmente senza tempo ma che ha un tempo così preciso che se lo perdi – come direbbe Jannacci – ti devi ritirare, ed è talmente al passo coi tempi che ti costringe a stare a tempo coi passi.

Non poteva mancare un tributo alla Scuola Milanese (Fo, Gaber Jannacci, Valdi, Svampa, i Gufi), importantissimo punto di riferimento per la tradizione del cabaret italiano, quella scuola che ha dato il via in pianta stabile all’affermarsi del genere nel nostro paese.

Una performance da assaporare col sorriso sulle labbra.

Note musicali

Il protagonista assoluto è il Piffero, un oboe popolare simile alla bombarda bretone ed ad altri strumenti ad ancia doppia diffusi in varie parti del Mediterraneo . Le sue origini sono incerte, ma ci sono tracce della sua esistenza già in documenti di metà XVI secolo recuperati in alcuni archivi parrocchiali. Inizialmente accompagnato da una cornamusa tradizionale chiamata Musa, il Piffero ha animato da allora ogni ricorrenza festiva con un repertorio corposo, antico, trasmesso attraverso i secoli. Oltre alle melodie da ballo, ci sono i brani che scandivano i momenti della vita contadina: questue come il cantamaggio, la galina grisa, il carlin di maggio, la Santa Croce; il carnevale con la povera donna; la partenza per la leva con leva levon, il matrimonio con la sposina e altri brani “da strada” come la sestrina per accompagnare i cortei nelle varie occasioni. La svolta verso ciò che ci porta ai giorni nostri arrivò intorno agli anni ’10 quando il più grande pifferaio Giacomo Sala, detto Jacmòn decise di sperimentare una via nuova per proseguire la sua storia di suonatore: provò a farsi accompagnare non più dalla Musa, ma dalla Fisarmonica che da allora divenne per il Piffero un’amante inseparabile.

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Catartico!

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Recital di e con FLAVIO OREGLIOIl recital Catartico! appartiene al genere “teatro canzone” o “cabaret concerto”, una sorta di grande contenitore ideale per quadri d’autore fatti di dissertazioni, osservazioni e analisi satirica e umoristica della realtà, un gioco a tutto campo tra monologhi e canzoni, perennemente in equilibrio tra la rabbia e il sorriso, come nella migliore tradizione del genere.

Come sempre Oreglio porta se stesso sul palco, il suo punto di vista, il suo desiderio di raccontare, il suo piacere di comunicare, sorridendo e pensando, perché – come sostiene da sempre – una cosa non esclude l’altra:  “Si dice che la gente ami ridere per non pensare… E’ un discorso sbagliato. Non bisogna mai ridere per non pensare, anche perché se si pensa, si ride molto ma molto di più, quindi… perché limitare le possibilità del divertimento?”

E così, il “poeta catartico” diventa a tratti filosofo beffardo o cantastorie scanzonato, sempre pronto a bighellonare tra disillusioni e cinismi, generando di tanto in tanto un tratto vivido e tagliente a volte sottilmente satirico e umoristico a volte denso di sarcasmo e ironia. Le immancabili poesie catartiche completano il quadro.

Catartico! è un viaggio divertente che fa tappa sulle grandi e piccole domande della vita di tutti i giorni, un itinerario di prosa e musica che sfocia in una sorta di lotta armata del sorriso. Perché parlare, discutere, analizzare, sognare e ridicolizzare sono le uniche armi dei non violenti per opporsi e resistere alle storture del mondo attuale.

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Discorso sul metodo dell’attor comico

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di e con Flavio Oreglio

Il “Discorso sul metodo dell’attor comico” è una lectio sull’arte del sorriso e le sue implicazioni sociali, politiche, scientifiche e storiche. Il titolo vuole essere un tributo simultaneo a Cartesio (Discorso sul metodo) e Petrolini (Discorso dell’attor comico) simboli dei grandi amori di Oreglio, scienza/filosofia e cabaret. Due discorsi che diventano uno.

Il tema del comico (o meglio, del “ridere”) è stato oggetto di studio da parte di grandi intellettuali del passato, da Bergson a Pirandello, da Dupréel a Freud, da Bachtin a Lacan. Molto si è scritto sul senso del riso e sul suo rapporto con la società, con l’inconscio e con la storia. Ma il punto di vista di Oreglio, influenzato dall’assonanza tra le sue analisi personali e i dettami della logonica di Silvio Ceccato riproposta oggi dal Prof. Pierluigi Amietta, offre una chiave di lettura “mentale” del ridere, scoprendo che è proprio il gioco del pensiero a determinare il sorriso… come e perché si scoprirà solo partecipando all’incontro. Un’analisi semplice e sorprendente che trova corrispondenza nel gergo dei “professionisti della risata” nella teoria dell’aprosdoketon (= l’inatteso) degli epigrammisti greci e nel “in cauda venenum” (= il veleno nella coda) dei latini. Tutte le strutture del ridere giocano la stessa partita: l’obiettivo è sorprendere, perché senza sorpresa non si ride mai.

Oreglio decostruisce l’arte e il mestiere del sorriso in modo leggero e divertente. Quello che ne scaturisce è un discorso divertente sul divertimento. Divertimento al quadrato. Tuttavia, anche se la tecnica è uguale per tutti, le differenze artistiche si manifestano nelle scelte che fanno da corollario al suo utilizzo… perché “ridere” può voler dire tutto o niente, può essere solo un gioco fine a se stesso o trasformarsi in uno strumento di narrazione straordinario. Perché in fondo – come sostiene lo stesso Oreglio – “La satira e l’umorismo non sono altro che vestiti del pensiero”. Senza dimenticarci, ovviamente, che per vestire il pensiero occorre che un pensiero esista.

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DAVID RIONDINO e FLAVIO OREGLIO
in Cabaret Concerto

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Musica e parole.

Un binomio semplice ma dalle potenzialità infinite.

Musica e parole per raccontare … musica e parole per sorridere… musica e parole al servizio di due voci narranti frutto di stili completamente diversi ma perfettamente assonanti.

Flavio Oreglio e David Rondino realizzano un “incontro a due col libero pensiero” e utilizzando i linguaggi della canzone d’autore, della poesia e del monologo.

Si parla di storia e di memoria, delle relazioni con gli altri e di politica, di piccoli e normali fatti quotidiani e dei grandi temi della cultura e della tradizione. Lo spettacolo è il frutto dei discorsi incrociati di due artigiani del linguaggio, che manipolando abilmente l’elemento duttile della parola – profondo e leggero al tempo stesso – lo modellano di volta in volta nelle forme del monologo e della canzone, mostrando sempre tra le righe un gioco fatto di pensieri obliqui, nascosti, e continuamente in equilibrio tra la rabbia e il sorriso.

Un vero concerto che sposa il teatro di parola, un incontro per sorridere pensando.

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