GIULIO CASALE proposta spettacoli

Lettere da lontano

di e con Giulio Casale

Lettera da lontano
Lettera da seguire le parole con l’indice di una mano
– Enzo Jannacci –

Giulio Casale torna sulle scene come solista, con lo spettacolo di Teatro-Canzone LETTERE DA LONTANO.

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Giulio Casale ha una lunga tradizione di spettacoli condotti in totale solitudine. Voce e chitarra, verrebbe da dire, ma in realtà molto di più: anche la parola letta o recitata entra in scena, creando un’alternanza tra musica e teatro. Il teatro, ricordiamo, è uno degli ambiti in cui l’artista ha avuto maggiore successo e apprezzamento unanime. Il genere dello spettacolo è il concerto-reading. Il repertorio è in parte indefinito e proviene dall’enorme bagaglio che Casale ha raccolto in anni di attività, ascolti e analisi dei generi musicali e letterari più disparati. In questa “prima”, Giulio inanella canzoni e letture di autori diversi (tra gli altri Hemingway, Brodskij, Pasolini) dando vita a uno spettacolo in crescendo e unico nel suo genere, tutto da ascoltare: si tratta di riflessioni talvolta interiori, talvolta ad ampio raggio, che guardano il passato e il presente per slanciarsi verso il futuro.
LETTERE DA LONTANO è questo, in sostanza.
I testi sono esistenzialisti e impregnati di Zeitgeist, il clima culturale che caratterizza un’epoca: questi anni tremendi, per dirla con Casale. Tutto questo non senza ironia: lo sguardo dell’artista sulla realtà è sempre sghembo, talvolta serio, talvolta sorridente o sarcastico, sempre comunque a fuoco e tagliente.

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Polli di allevamento

con Giulio Casale

di Giorgio Gabere e Sandro Luporini

arrangiamenti musicali di Franco Battiato e Giusto Pio

direttore di scena Simone Rota

in collaborazione con la Fondazione Giorgio Gaber

«Cari cari polli di allevamento / coi vostri stivaletti gialli e le vostre canzoni / cari cari polli di allevamento /nutriti a colpi di musica e di rivoluzioni…». Inizia così Cari polli d’allevamento, il brano che dava il titolo al celebre spettacolo del 1978 di Giorgio Gaber e Sandro Luporini. Oggi lo spettacolo, omaggio al teatro canzone di Gaber-Luporini, torna in scena in un riallestimento molto fedele all’originale grazie a Giulio Casale, che ne ha curato anche la regia. Le musiche originali sono arrangiate da Franco Battiato e Giusto Pio.«C’è qualcosa di dirompente nei contenuti di Polli di allevamento che lo confermano non solo attuale ma addirittura necessario anche ora, quasi trent’anni dopo, dice Giulio Casale. Mai come oggi, infatti, la sistematica denuncia dell’ipocrisia dominante, un tema forte nella produzione gaberiana, esplode in tutta la sua necessità: «Mi sembra che questo spettacolo – conclude Casale – sia il più drammatico e il più attuale dei lavori di Gaber, per il livello minimo di coscienza a cui siamo arrivati di questi tempi».

Caro Giorgio, ti scrivo oggi, via da ogni ricorrenza, fuori da ogni celebrazione, con te che sei ancora qui a simboleggiare l’ultimo intellettuale viscerale, l’ultimo anticonformista integrale, l’ultimo agguato alle nostre coscienze assopite, ai “nostri sogni rattrappiti”. (…) Infine spero vorrai perdonare questo mio ardire, assieme a quello dei molti che cercarono e cercheranno di ridare in scrittura l’uno e il molteplice che sei: autore, compositore, interprete, attore comico e drammatico, regista, datore di luci, organizzatore, direttore artistico e… finalmente uomo. L’uomo che cercava un uomo, una specie di Diogene, il cui avvento ancora non si dava, né s’intuiva. Certo, se ci fosse un uomo, ti avrebbe amato in quanto tale, compagno di viaggio verso il vero. (…)
(Giulio Casale)

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Questo l’incipit di ‘Se ci fosse un uomo – gli anni affollati del signor Gaber’ (Editrice Arcana – Collana “Songbook” – Giugno 2006), con cui l’autore, Giulio Casale, esamina in modo critico e forma epistolare il percorso artistico di Giorgio Gaber attraverso le pubblicazioni discografiche dal “Il Signor G” del 1970 fino a “Io non mi sento italiano” del 2003.
Grande conoscitore di Gaber, dunque, Giulio Casale con Polli di allevamento, uno spettacolo a firma Gaber-Luporini, originariamente in scena durante la stagione teatrale 1978/79, poi riproposto da Casale stesso nei teatri di tutta Italia con oltre cento repliche negli anni 2006/2007/2008, riporta oggi sui palchi quell’ “amore di uomo che lo avrebbe amato in quanto tale”.
Un amore per Gaber che, attraverso il cosiddetto teatro-canzone di quest’ultimo, ha consentito al filosofo autore di prosa cantata Casale d’indagare e sperimentare sintesi innovative e originali che, mescolando senza posa e senza schemi monologo e canzone, sono oggi in grado d’interrogare le nostre coscienze e le nostre sensibilità estetiche, fungendo da stimolo a curiosità e conoscenza.
Approccio e metodo non nuovi nel lavoro di Casale, esegeta di razza che con linguaggi musicali e drammaturgici propri, oltre che con un profondo senso della poesia, perpetua la memoria di certi insuperati maestri, mai compiacente ma illuminandone verità e indicandone spazi di comprensione.
Con il suo Polli di allevamento Casale visita la memoria e le nostre emozioni in cui recupera Gaber senza alterazioni e mistificazioni, restituendocelo “corrente”, in un certo senso evoluto alla luce dell’autoralità del suo essere interprete, oltre che della gratitudine di allievo, ma soprattutto deprivato da qualunque graniticità del passato.
Gli spettacoli di Casale non sono mai semplici performance in teatro di un musicista e scrittore – se anche “costruttore di pensiero” e attore. Il livello di elaborazione di ogni sua esibizione, tanto più nel confronto con interpreti della stregua di Gaber, è il perfetto equilibrio di grandi complessità che sintetizzano un insieme di analisi, idee, teatralità, canto, movenze, pensiero, fedeltà, nuova esperienza, memoria, capacità di lettura, e di rilettura, amore e osservazione critica, il tutto eppure perfettamente reso al pubblico con la leggerezza della naturalezza.
Più che uno “spettacolo” semplicemente da guardare (attenendosi all’origine del termine, da =spectare), una “manifestazione”, ovvero un’epifania, da rivivere e serbare memori, con la quale scuotersi e sentire grazie a un artista poliedrico e intenso, Casale, che da una parte si riassume, dall’altra s’amplifica, nel difficile ma riuscitissimo intento di ‘continuare a essere irriconoscibili al potere’, per citare Pasolini, emulando e ancora rinnovando Gaber negli occhi di chi ancora voglia conoscerlo.

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